|
Inseguo
pensieri come rituali arpeggiati nell’aria;
afferro un concetto e mi fermo un attimo
qui.
PHILIPPE DAVERIO
mi annaffia
col fumo di un emblema contratto, di
sofisticate posture mentali slittate fra
incolumi disillusioni.
Osservo i
miei passi cadenzati in ordito d’ascolto, e
amo acquisire, a lume eloquente, acquerelli
di cognizione.
|

…La
sedia a dondolo delle circostanze è una
falena ubriaca di profumo estivo.
Aerea magia, fiocchi di bambagia volano come
nottambuli papillons.
Ed io, io sto qui a non conoscere le
architetture dei pensieri… come fossero
indomabili destrieri.
Forse è un respiro, esile ed esilarante, che
si apre e si chiude in gola, pulsando sulle
note a pois di un colore stupefacente.
Si staglia a ventaglio verso il desiderio di
afferrare l’altalena del sapere e cammina
nell’aria per lasciarlo ricadere…
|
Se
per un gesto d’amore ti donassi una
bacchetta magica, che uso ne faresti?
La regalerei a due tre persone che non
voglio nominare, in modo che riescano
finalmente a far suonare decorosamente la
loro orchestra. (Questa non è una
dichiarazione musicale ma si può applicare a
qualunque assemblea, di condominio o
regionale.)
Se io fossi tua madre, cosa potrei fare per
te…
cucirti, cucinarti o rincuorarti?
Stimolarmi al fare come ci riusciva mia
madre.
E se fossi tuo padre? Indicarti la strada,
condurti per mano o portarti in braccio?
Mio padre non mi ha mai portato in
braccio, però mi ha insegnato il senso
dell’etica ferrea calvinista, benché fosse
di origine cattolica.
Quando fai l’amore, gridi ciò che sei o taci
ciò che hai paura di essere?
E’ ovvio che grido ciò che sono, anzi,
grido ciò che vorrei essere.
Sono Opera Omnia Munda Mundis, prete
mariuolo nonché marinaio, e mi piace
confessarti così: tra i sette peccati
capitali, superbia, avarizia, lussuria,
invidia, gola, ira e pigrizia, quale
condanni di più, e quale di meno?
Condanno l’accidia, la non partecipazione
all’interesse comune e considero la lussuria
meno grave della ginnastica.
Lo scrittore e filosofo francese Michel
Eyquem de Montagne (1533-1592) affermava:
“Anche sul trono più alto del mondo, si sta
seduti sul proprio culo”. Che te ne pare?
Non amo gli aforismi, amo i trattati
filosofici. Vado pazzo per la complessità.
|