Busso adagio prima d’entrare nel teatro
di tante allusioni, scritte ancor prima
di diventar delusioni. Cantafiabe e fata
di frutta proibita, agrodolce e puntualmente
scandita.
“Il
Gioco di Claude”, “Il Ladro
d’Anime”. Storie srotolate e
cadute sull’animico sciame di un’era
in albore.
La
scrittrice CLAUDIA RONCHETTI
schiude il senso di una passione, ed io
intravedo un gesto sulla pelle che mi parla
di sé.
|
 |
...Rare
tenerezze, si colgono avvolte nel vento,
un bacio istantaneo, e si sfocano controluce.
Le sfere trasparenti son le più leggere
e le più forti nel trasportar l’amore.
Vorrei che tu volassi in alto per non perdere
mai il sogno, liturgia che pulsa e si ferma
nel momento di morire.
La luce della tua scintilla si sgretola
fra terreno ed etere… etere e veleno.
E’ un’estensione inafferrabile,
sprofondata nel cielo.
Le dimensioni senza limiti incutono paura,
ma sono le uniche senza vincoli di spazio
e di tempo.
Portami tutto ciò che riesci a vedere
amore mio; aiutiamoci a spostare ogni idea
che ruota soltanto su sé stessa...
|
 |
Se
per un gesto d’amore ti donassi una
bacchetta magica, che uso ne faresti?
Farei apparire l’immagine
del paradiso terrestre, l’accompagnerei
col sonoro dell’armonia, donerei immagine
e canto solo a chi non venisse deluso dalla
sconvolgente semplicità e insensatezza
dell’atto d’amare.
Se io fossi tua madre, che considero la
sensualità femminile che ti ha generato,
cosa potrei fare per te? Cucirti, cucinarti
o rincuorarti?
Ricucirmi. Le fornirei i ritagli
di stoffa policromi che ha sempre voluto
tenere divisi grazie a un malinteso senso
dell’ordine. Le chiederei di usare
l’unico filo possibile, la consapevolezza
dell’amore. Le chiederei di guardare
il risultato senza chiudere gli occhi e
non lasciarsi intimorire dall’eccentricità
del mio abito.
E se fossi una sensualità maschile,
traducendomi come tuo padre, che potrei
fare? Indicarti la strada, condurti per
mano o portarti in braccio?
Gli chiederei tre doni: la sua personale
cartina del mondo che mi ha generato, la
fiducia di essere più forte dell’apparenza
di un corpo minuto, la certezza che la vita
sia il nostro sogno migliore. Vorrei mi
augurasse buon viaggio col dirmi “Vai
e inventati le vie che la tua mente ti concede”
Mi ritorna in mente lo stesso interrogativo
che ho esposto a Margherita Hack: trovi
fondamentali differenze tra donna e uomo?
Vedo la Terra e due sfere celesti
che l’abbracciano muovendosi in direzione
opposta, ma unite nel ritmo di rotazione
e destinate a seguire la traiettoria del
pianeta fino alla sua scomparsa in un punto
che ognuno di noi può chiamare come
vuole. Li vedo diversi tanto da doversi
specchiare l’uno nell’altro
per vivere.
Dammi una tua definizione di sensualità.
Sensualità è il mio
sguardo sul mondo.
Sensualità sono due corpi intrecciati
in un uguale bisogno affettivo.
Sensualità è il sogno indefinito
dell’infanzia che in un attimo si
sprigiona e muore felice.
“…Bisognava invece che il Dio
di dentro, questo Dio che in me sarebbe
a tutti ormai apparso pazzo, andasse quanto
più contritamente gli fosse possibile
a far visita e a chiedere aiuto e protezione
al saggissimo Dio di fuori, a quello che
aveva la casa e i suoi fedelissimi e zelantissimi
servitori e tutti i suoi poteri sapientemente
e magnificamente costituiti nel mondo per
farsi amare e temere…” Pirandello,
da “Uno, nessuno e centomila.”
Quanto gli uomini s’inventano Dio
tramutandolo in ipocrisia e arma di sottomissione?
Il Dio che gli uomini si inventano
insieme è inevitabilmente un idolo
che tiene unita la nostra grande tribù.
Dio di legge morale, d’ordine e d’ipocrisia,
ha i tratti maschili del dominio, abile
tanto da nascondere le antiche spade e mascherare
i nostri peccati peggiori da virtù.
E’ un dio di idolatri che, se Dio
esistesse, rinnegherebbe per primo.
Il Dio che nasce segreto e che nessuno conosce,
che ci aiuta a dare un senso ai nostri atti
e li unisce come appartenessero a un ordine
misterioso, è un Dio grande e forse
saggio nella sua follia.
Ognuno di noi, accettando l’idea che
la vita sia un gioco sublime nel male e
nel bene, ognuno è l’umile
Dio di sé stesso.
Nel racconto “Il ladro d’anime”
emerge la magia senza risposta di un essere
che muore prima di aver trovato se stesso.
Quanto dai importanza all’appartenenza
e alla consapevolezza del Sé, nel
variopinto manifestarsi della vita e se
dovessi mettere in un vaso la tua anima,
come ad emulare il protagonista della tua
storia, fino a che punto lo riempiresti?
Straborderei, cercherei di colare
dal bordo sulla terra, allagherei ogni angolo
mi sia concesso. Lambirei i vasi che contengono
altre anime per stuzzicarle e invitarle
alla fuga silenziosa.
|
 |

E tu, e tu... non puoi fuggire così,
dopo avermi sedotto l’anima,
e lasciato sulle righe d’una tua poesia:
“Un viandante cammina, non vola.
La sua àncora sono scarpe pesanti
il suo mare, la folla.
E fra questa, isolotti insperati,
sono i volti degli altri.
Altrui vite incrociate,
mondo ignoto che avanza.”
|
|
 |
|