Oltre il cancello, entro nella memoria del tempo. Il barone FRANCO PLATANIA possiede le sue chiavi ed è custode di magie, nelle segrete del Castello degli Schiavi. Maniero che avvolge, denso, chi ne sente la forza: Pier Paolo Pasolini nel 1968 si fermò per girare alcune scene del film “l’Orgia” e nel 1971 Francis Ford Coppola ne fece dimora per “Il Padrino”.

Le interviste

 

Edoardo Puglisi
Artista

Achille
Bonito Oliva
Critico d'arte

Bruno Pizzul
Cronista sportivo

Margherita Hack
Astrofisica

Peppino Di Capri
Artista

Claudia Ronchetti
Scrittrice

Franco Platania
Castello degli schiavi

Philippe Daverio
Conduttore d'arte

Antonio Presti
Promotore d'arte

 Behnam
Ultimo dei Sumeri

Lucio Dalla
Artista

 Marco Alemanno
Artista

Marco Bagnoli
Artista

Terraqueus- Unanimità

Béziers-Unanimità

Sergio Biagini
Giornalista

Elie Aboud
Deputato dell'Hérault

Kadri Agha
Antropologo delle religioni, etnologo

Nicole Riche
Conservatore del Patrimonio Musei di Béziers

Stefania Aleni
Editore

 

…Mio Nobile Signore avvolto in un mantello di storia, responsabile di sostenere ricordi sfrangiati e rinfrescare l’odore assopito delle nostre tracce, sapore d’umani. Cos’è successo? Cosa abbiamo fatto nei nostri castelli in aria, e in quelli di sabbia, e nelle stanze dei sogni ad occhi aperti? Senz’altro amato, esecrato, distrutto e poi edificato per poter fare ancora l’amore dentro un girone d’assenzio e un desiderio di vita.
Una rassegnazione spaccata dai giochi di un bimbo che irride nell’ironia dell’ora che passa e tintinna chiavi luccicanti con cui i cuori troppo acerbi non potranno aprire mai nulla…


Una bacchetta magica. E’ tua. Che ne fai?
Ci sono tante cose da fare in questo mondo sfasato! Rinsavire la gente, riportare il rispetto.

Se fossi il volto femminile che ti ha generato, ossia tua madre, cosa potrei fare per te? Cucirti, cucinarti o rincuorarti?
Cucirmi, in ogni senso.

E se fossi tuo padre? Indicarti la strada, condurti per mano o portarti in braccio?
Portarmi in braccio. Sarei voluto restare bambino a lungo perché mio padre mi portasse in braccio. Aveva talmente tante cose da fare che capitava raramente e questo mi è mancato.

Sono animica ma non anemica, in questo caso animista: che tipo d’anima ha il Castello degli Schiavi?
Non è decisamente anemico ed ha un’anima immensa, addirittura difficile da gestire. E’ come il cilindro di un mago: possono uscirne un coniglio, una colomba, senz’altro qualcosa di sorprendente. Naturalmente occorre saper combinare le cose e pilotarle nel modo giusto.

C’è nelle cose, negli animali, nelle persone, una specie di memoria storica da rispettare, che non vuole essere l’impronta genetica ma l’impronta energetica, il fantasma del sé che se non viene rispettato porta uno squilibrio alla natura stessa di tutto ciò che esiste?
Per me è un dogma e lo lascerei con un punto interrogativo degno di rispetto.

Le persone viaggiano per stupirsi delle montagne, dei mari, dei fiumi, delle stelle e passano accanto a se stesse senza meravigliarsi (Sant’Agostino).
E’ vero, attuale. In questo vuoto, in questa nullità dell’essere, contano le apparenze e le apparizioni, la finzione televisiva e mediatica mentre di noi stessi abbiamo perso il senso, non sappiamo vederci veramente, non esistiamo più.

A che indice arriva la conoscenza del tuo Sé, dando un punteggio da uno a dieci?
Microscopica, precaria, se penso che tutto è relativo e che ciò che sono dipende da ogni cosa che ruota intorno a me.


 

 

Rivoli d’energia sonante, troppo spesso incompresa
sull’indice di una tendenza ad avvenire.
…Ma tanto quanto il mio incanto,
è importante ciò che imparo ovunque.